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Con Google Malware Checker puoi verificare gratuitamente se un sito web è stato inserito da Google nella lista delle risorse potenzialmente pericolose. Questo strumento interroga il database di Google Safe Browsing, il servizio di sicurezza che Google mantiene attivo dal 2006 e che oggi protegge circa 5 miliardi di dispositivi nel mondo, controllando miliardi di URL alla ricerca di contenuti dannosi. Il controllo è utile in due direzioni: come proprietario di un sito, per verificare che il tuo dominio non sia stato compromesso a tua insaputa, e come utente, per accertarti che un sito che stai per visitare sia sicuro prima di accedervi.
Un'infezione da malware può restare silenziosa per settimane o mesi. Molti attacchi sono progettati per essere invisibili al proprietario del sito: il codice malevolo si attiva solo per determinati visitatori, per specifici dispositivi mobili, o esclusivamente quando il sito viene scansionato da Googlebot. Questa tecnica, nota come cloaking, fa sì che tu possa navigare il tuo sito senza notare nulla di anomalo, mentre Google e i tuoi visitatori vedono contenuti completamente diversi.
Secondo il report annuale sulla cybersicurezza pubblicato da GoDaddy nel 2025, le minacce rilevate sui siti web si distribuiscono principalmente in malware generico (41,5% delle rilevazioni), SEO spam (35,2%), redirect malevoli (21,7%) e pubblicità indesiderata (1,1%). Lo spam SEO da solo ha colpito oltre 328.000 siti web, con lo spam legato al gambling che per la prima volta ha superato il cosiddetto Japanese keyword hack come categoria dominante.
Il termine malware (abbreviazione di malicious software) indica qualsiasi programma progettato per danneggiare, infiltrare o assumere il controllo di un sistema informatico senza il consenso del proprietario. Le principali categorie di malware che possono colpire un sito web includono:
Quando Google rileva contenuti dannosi su un sito, le conseguenze sul posizionamento sono immediate e gravi. Il sistema di Safe Browsing può intervenire in diversi modi:
L'impatto non si limita al traffico diretto. Un sito segnalato come pericoloso subisce un danno reputazionale che può persistere anche dopo la risoluzione del problema: gli utenti che hanno visto l'avviso potrebbero non tornare, e i backlink guadagnati nel tempo rischiano di perdere valore se altri siti decidono di rimuovere i collegamenti verso un dominio precedentemente compromesso.
Conoscere le tipologie di attacco più diffuse ti aiuta a capire cosa cercare e come interpretare i risultati di una scansione:
Oltre a utilizzare questo strumento, esistono altri controlli che puoi effettuare per avere un quadro completo della situazione. Il primo e più autorevole è Google Search Console: se hai verificato la proprietà del tuo sito, accedi alla sezione "Sicurezza e azioni manuali" e poi "Problemi di sicurezza", dove Google elenca in dettaglio le eventuali minacce rilevate, indicando gli URL specifici coinvolti e le azioni consigliate per risolvere il problema.
Se non hai ancora configurato Search Console o vuoi controllare rapidamente un dominio che non gestisci, puoi utilizzare il Google Safe Browsing Transparency Report: basta inserire l'URL nell'apposito campo per sapere immediatamente se è stato segnalato come pericoloso. È lo stesso database che alimenta gli avvisi mostrati da Chrome e dagli altri browser.
Un terzo controllo, spesso sottovalutato ma molto efficace, è la ricerca con l'operatore site: direttamente su Google. Cercando site:tuodominio.it puoi scorrere tutte le pagine indicizzate e verificare che non ne compaiano di sconosciute. La presenza di titoli in lingue straniere, contenuti farmaceutici, pagine di gambling o URL che non hai mai creato è un segnale chiaro di compromissione, anche quando il sito appare perfettamente normale navigandolo dall'interno.
Se Google Malware Checker o Search Console confermano un'infezione, è importante agire rapidamente e soprattutto nell'ordine giusto, perché saltare un passaggio può vanificare l'intero intervento.
La prima cosa da fare è individuare e rimuovere il codice malevolo. Questo significa scansionare tutti i file del sito e il database alla ricerca di script sospetti, prestando particolare attenzione ai file modificati di recente, agli script sconosciuti presenti nella directory principale del server e ai contenuti iniettati nelle tabelle del database. Molte infezioni si nascondono in file con nomi apparentemente innocui o all'interno di codice offuscato in base64, quindi una verifica superficiale spesso non è sufficiente.
Il passaggio successivo, e probabilmente il più importante, è chiudere il punto di accesso che ha permesso l'attacco. Aggiorna il CMS, tutti i plugin e i temi all'ultima versione disponibile, e cambia ogni password collegata al sito: pannello di amministrazione, accesso FTP, credenziali del database e account di hosting. Questo va fatto prima di ripristinare un eventuale backup pulito, non dopo. Ripristinare senza aver chiuso la vulnerabilità è il motivo principale per cui la maggior parte dei siti viene nuovamente compromessa entro 48 ore dalla pulizia.
Una volta che il sito è pulito e messo in sicurezza, devi richiedere esplicitamente una revisione a Google attraverso Search Console. Accedi alla sezione "Problemi di sicurezza", clicca su "Richiedi revisione" e descrivi nel dettaglio le azioni che hai intrapreso per risolvere il problema. Questo passaggio è obbligatorio: Google non rimuove mai gli avvisi in modo automatico, indipendentemente da quanto tempo è passato dalla pulizia. I tempi di revisione variano in genere da pochi giorni a un paio di settimane. Una volta approvata, gli avvisi nei risultati di ricerca e le schermate di blocco nel browser vengono rimossi, e il posizionamento tende a recuperare gradualmente nell'arco delle settimane successive.
La scansione regolare con Google Malware Checker è un primo livello di controllo essenziale, ma da sola non basta. Una strategia di sicurezza realmente efficace parte dagli aggiornamenti costanti del CMS, dei plugin e dei temi: le vulnerabilità note vengono sfruttate in modo automatizzato su larga scala, e un componente non aggiornato è oggi il vettore di attacco più comune per i siti web.
Altrettanto critica è la gestione delle credenziali di accesso. Le password deboli o riutilizzate rappresentano uno dei principali punti di ingresso per gli attaccanti, e l'attivazione dell'autenticazione a due fattori è la contromisura più efficace: anche quando una password viene compromessa, il secondo fattore blocca la quasi totalità dei tentativi di accesso non autorizzato.
I backup regolari completano il quadro della prevenzione. Conservare copie recenti e verificate del sito, archiviate in una posizione separata dal server di produzione, consente di ripristinare rapidamente in caso di compromissione senza dipendere esclusivamente dalla pulizia manuale dei file infetti.
Vale infine la pena chiarire un equivoco frequente: il certificato SSL e il protocollo HTTPS proteggono i dati in transito tra il browser dell'utente e il server, ma non hanno alcun effetto sul malware già presente sul sito. HTTPS e controllo malware sono due livelli di sicurezza complementari che coprono rischi diversi, e la presenza dell'uno non rende superfluo l'altro. Includere la verifica malware tra le attività periodiche di manutenzione è una delle scelte più importanti per proteggere sia il posizionamento SEO sia la fiducia dei visitatori nel lungo periodo.