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Lo strumento Trova Record DNS ti permette di interrogare e visualizzare tutti i record DNS associati a qualsiasi nome a dominio. Inserisci l'URL del sito che vuoi analizzare e otterrai l'elenco completo dei record configurati: A, AAAA, MX, CNAME, NS, TXT, SOA e tutti gli altri tipi di record presenti nella zona DNS del dominio. Sono le istruzioni fondamentali che governano il funzionamento di un sito web, la ricezione della posta elettronica e la sicurezza dell'intero dominio. Sapere come leggerle e interpretarle è una competenza essenziale per chiunque gestisca un sito, lavori nella SEO tecnica o si occupi di sicurezza informatica.
Il Domain Name System (DNS) è il sistema che traduce i nomi di dominio leggibili (come analisiseo.org) negli indirizzi IP numerici dei server che ospitano i siti web, instradano la posta elettronica e gestiscono i servizi collegati al dominio. I record DNS sono le singole istruzioni che compongono questa traduzione: ciascun record associa il nome di dominio a un'informazione specifica — un indirizzo IP, un server di posta, un alias, un'autorizzazione di sicurezza — e il tipo di record definisce la natura di quell'informazione. Senza record DNS correttamente configurati, un sito web risulta irraggiungibile, le email non vengono recapitate e i servizi collegati al dominio smettono di funzionare.
Il record A è il più fondamentale: associa il nome di dominio all'indirizzo IPv4 del server che ospita il sito. È l'istruzione che permette al browser di sapere dove andare quando l'utente digita il tuo indirizzo web. Il record AAAA svolge la stessa funzione ma per gli indirizzi IPv6, il protocollo di nuova generazione che sta progressivamente sostituendo IPv4. Se il tuo sito supporta IPv6, dovresti avere entrambi i tipi di record configurati.
Il record CNAME (Canonical Name) crea un alias che punta un sottodominio verso un altro nome di dominio anziché direttamente a un IP. È il record che permette, ad esempio, a www.tuodominio.it di puntare allo stesso server di tuodominio.it senza dover duplicare il record A. I CNAME sono utilizzati frequentemente anche per collegare sottodomini a servizi esterni come CDN, piattaforme di blogging o servizi cloud. Un aspetto tecnico importante da conoscere è che un record CNAME non può coesistere con altri tipi di record allo stesso livello: se esiste un CNAME per un determinato hostname, quell'hostname non può avere contemporaneamente record MX, TXT o A, pena conflitti che possono interrompere la posta elettronica o invalidare le autenticazioni di sicurezza.
I record MX (Mail Exchange) indicano quali server sono responsabili della ricezione delle email destinate al dominio. Ogni record MX ha un valore di priorità: il numero più basso indica il server preferito, e in caso di indisponibilità la posta viene instradata verso il server con la priorità successiva. Una configurazione MX errata o mancante è una delle cause più comuni di email non recapitate, e spesso viene scoperta solo quando un cliente segnala di non aver ricevuto una comunicazione.
I record NS (Name Server) definiscono quali server DNS sono autorevoli per il dominio, ovvero quali server contengono le informazioni ufficiali sulla configurazione DNS. Una modifica non autorizzata ai record NS è una delle minacce più gravi che un dominio possa subire, perché permette a un attaccante di reindirizzare l'intero traffico del dominio — sito web, email e tutti i servizi — verso un'infrastruttura da lui controllata.
Il record SOA (Start of Authority) è il record amministrativo del dominio: contiene il server DNS primario, l'indirizzo email dell'amministratore, il numero seriale della zona (che viene incrementato a ogni modifica) e i tempi di aggiornamento e scadenza della cache. È il primo record che un DNS resolver consulta quando interroga una zona, e fornisce informazioni essenziali per la diagnostica dei problemi di propagazione.
I record TXT meritano un approfondimento dedicato perché nel 2026 sono diventati il pilastro della sicurezza email e della verifica di proprietà del dominio. Sotto l'apparenza di semplici stringhe di testo, i record TXT ospitano le tre autenticazioni che determinano se le email inviate dal tuo dominio raggiungono la casella di posta dei destinatari o finiscono nello spam.
Il record SPF (Sender Policy Framework) dichiara quali server sono autorizzati a inviare email per conto del tuo dominio. Quando un server di posta riceve un messaggio che dichiara di provenire dal tuo dominio, verifica il record SPF per accertarsi che il server mittente sia effettivamente nella lista dei server autorizzati. Senza un record SPF configurato, le email rischiano di essere classificate come spam o rifiutate, e il tuo dominio è esposto allo spoofing — la tecnica con cui un attaccante invia email fingendosi il tuo dominio.
Il record DKIM (DomainKeys Identified Mail) pubblica la chiave crittografica pubblica che il server destinatario utilizza per verificare la firma digitale apposta a ogni email in uscita. Se il messaggio è stato alterato durante il transito, la firma non corrisponde e il destinatario sa che il contenuto è stato manomesso. A differenza dell'SPF che verifica il server, il DKIM verifica l'integrità del messaggio stesso.
Il record DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting and Conformance) unisce SPF e DKIM in una politica unica che dice ai server destinatari cosa fare con le email che falliscono le verifiche: accettarle comunque (p=none), metterle in quarantena nello spam (p=quarantine), o rifiutarle completamente (p=reject). Da febbraio 2024, Google richiede un record DMARC configurato almeno su p=none per qualsiasi dominio che invii più di 5.000 email al giorno verso utenti Gmail. Un record DMARC fermo su p=none per anni senza mai essere portato a enforcement non offre una protezione reale: genera solo report che, nella maggior parte dei casi, nessuno legge.
Visualizzare i record TXT del tuo dominio con questo strumento ti permette di verificare che SPF, DKIM e DMARC siano configurati, che siano sintatticamente corretti e che la politica DMARC sia impostata su un livello di enforcement adeguato. È un controllo che dovrebbe essere eseguito periodicamente, soprattutto dopo ogni cambio di provider email o aggiunta di servizi che inviano email per conto del dominio.
La configurazione DNS non è un fattore di ranking diretto, ma influenza aspetti tecnici che a loro volta incidono sul posizionamento. Il primo è il tempo di risoluzione DNS. Quando un utente digita il tuo dominio, il browser deve prima risolvere il nome in un indirizzo IP attraverso una query DNS, e solo dopo può iniziare a contattare il server e caricare la pagina. Una risoluzione DNS lenta aggiunge tra 20 e 100 millisecondi al tempo di caricamento alla prima visita, peggiorando il Time to First Byte e, a cascata, il Largest Contentful Paint. La scelta di un provider DNS affidabile con infrastruttura globale e tempi di risposta bassi è un'ottimizzazione tecnica spesso trascurata ma concreta.
Il secondo aspetto riguarda la configurazione dei record A e CNAME per il dominio principale e per www. Se il dominio tuodominio.it e www.tuodominio.it non puntano allo stesso server, o se la versione senza www non è configurata correttamente, gli utenti e i crawler possono incontrare errori o pagine diverse a seconda dell'URL utilizzato, frammentando i segnali di ranking tra due versioni del sito.
Il terzo aspetto è la deliverability delle email. Un dominio con SPF, DKIM e DMARC mal configurati o assenti non riesce a recapitare le email transazionali — conferme d'ordine, reset password, comunicazioni ai clienti — e le newsletter. Questo non incide direttamente sul ranking, ma compromette la reputazione del dominio e la relazione con gli utenti, con effetti indiretti su traffico di ritorno, segnali di brand e fiducia.
I record DNS sono un bersaglio frequente degli attacchi informatici perché controllano dove viene instradato il traffico e la posta del dominio. Un attacco di DNS hijacking modifica i record A o NS per reindirizzare il traffico verso un server controllato dall'attaccante, che può servire una copia del sito originale per rubare credenziali (phishing) o distribuire malware. Un record TXT con un SPF troppo permissivo — o peggio, assente — lascia il dominio esposto allo spoofing email, permettendo a chiunque di inviare messaggi che sembrano provenire dal tuo indirizzo.
I record DNS possono anche accumulare configurazioni obsolete nel tempo. Un record A che punta a un indirizzo IP rilasciato mesi fa e ora assegnato a un altro utente (il cosiddetto dangling record) può esporre il tuo dominio a un takeover: chiunque acquisisca quell'IP riceve automaticamente tutto il traffico diretto a quel record. I record CNAME che puntano a sottodomini di servizi cloud disattivati presentano lo stesso rischio. Record MX di provider email dismessi restano nella zona DNS senza che nessuno li rimuova, creando punti di ingresso per attacchi. Verificare periodicamente i record DNS con questo strumento e rimuovere le configurazioni obsolete è una pratica di igiene digitale tanto semplice quanto spesso ignorata.
Ogni record DNS ha un valore di TTL (Time to Live) che indica per quanto tempo i server DNS intermedi possono mantenere quel record in cache prima di richiederne una copia aggiornata. Un TTL alto (ad esempio 86.400 secondi, equivalente a 24 ore) riduce il numero di query al server DNS autorevole ma significa che, in caso di modifica, i resolver sparsi nel mondo potrebbero continuare a servire il dato vecchio per un'intera giornata.
Questo aspetto diventa critico durante le migrazioni — cambio di server, cambio di hosting, passaggio a una CDN. La pratica corretta è abbassare il TTL a 300-600 secondi (5-10 minuti) almeno 24-48 ore prima della migrazione, in modo che al momento del cambio effettivo la propagazione avvenga in pochi minuti anziché in ore. Dopo la migrazione, il TTL può essere riportato a valori normali. Dimenticare di abbassare il TTL prima di una migrazione è un errore classico che può lasciare una parte degli utenti connessa al vecchio server per un giorno intero dopo il cambio, con potenziali perdite di dati, email non recapitate e un'esperienza utente frammentata.
Dopo aver inserito il dominio da analizzare, lo strumento restituisce tutti i record DNS configurati nella zona. Cerca innanzitutto il record A per verificare a quale indirizzo IP punta il dominio e confrontalo con il server su cui ti aspetti che il sito sia ospitato. Controlla i record NS per confermare che i nameserver siano quelli del tuo provider DNS e che non siano stati alterati. Verifica i record MX per assicurarti che la posta sia instradata verso il server email corretto, e ispeziona i record TXT alla ricerca di SPF, DKIM e DMARC per confermare che l'autenticazione email sia completa e configurata correttamente.
Se stai analizzando un dominio competitor, i record DNS ti rivelano informazioni non disponibili altrimenti: il provider di hosting (dal record A), se utilizza una CDN (un CNAME verso Cloudflare, Fastly o Akamai), il servizio email (dai record MX — se puntano a Google, Microsoft o un server proprio), e se ha configurato le autenticazioni email. Sono dettagli che completano il profilo tecnico del competitor e che, combinati con il Whois Checker per i dati di registrazione, lo strumento per trovare l'indirizzo IP e il Server Status Checker per le prestazioni, costruiscono un quadro infrastrutturale completo del sito analizzato.